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    Perché al bar Botticelli sequestrano i gazebo, mentre alla Veneziana e a tutti quelli di Corso Trieste no? Cominciamo a raccontarvi la vera storia


    Tutto nasce da una delibera di giunta approvata lo scorso 29 aprile

     

    veneziana botticelli

    CASERTA – Preannunciandovi delle giornate di fuoco nel racconto relativo alla gestione degli appalti soprattutto quelli ad affidamento diretto, torniamo ad occuparci, in questa domenica, di una vicenda che abbiamo incrociato l’altro giorno e che molto scalpore ha destato in città: il sequestro del mega gazebo del bar Botticelli. C’eravamo limitati alla notizia nuda e cruda e alla reiterazione di alcune riflessioni che, storicamente, hanno connotato la posizione di Casertace su questo argomento.

    Oggi, invece, facciamo qualche passo in avanti nella comprensione di quello che è capitato, che sta capitando, ma soprattutto di quello che non sta capitando.

    Tutto nasce da una delibera di giunta del 29 aprile scorso, che, domani, lunedì, eventualmente, analizzeremo nel dettaglio.

    In questo atto amministrativo veniva, in sostanza, sottratto ogni potere a quella che una volta si chiamava polizia annonaria, cioè alla competenza dell’ufficio attività produttive del controllo ed eventualmente della sanzione delle presunte irregolarità relative agli impianti di dehor. Un chiaro colpo di mano targato Enzo Ferraro dato che questa competenza passava dall’ufficio Annona ai vigili urbani.  E sono stati proprio i vigili  urbani a far partire le prime ordinanze di costatazione delle irregolarità dei gazebo cittadini.

    In questi atti veniva posto un termine molto stringente per gli abbattimenti e/o adeguamenti delle strutture. Ovviamente lo stesso avviso conteneva anche la conseguenza di un eventuale ulteriore inadempienza.

    Il sequestro del gazebo del bar Botticelli non è altro che una conseguenza di quell’ordinanza. E il fatto che emblematicamente 9 vigili urbani di Caserta spediti sul posto dal comandante Alberto Negro abbiano fatto un’incursione plateale, mentre, manco a dirlo in quel bar si trovava l’assessore alle attività produttive Emilio Caterino, la dice lunga su quanto il sindaco Del Gaudio sia condizionato e soggiogato dal suo vice Enzo Ferraro. Comunque non è questo l’articolo in cui vogliamo entrare nel merito del provvedimento. E non è neppure questo l’articolo con cui vogliamo sindacare, come pur faremo, sulla procedura attraverso cui la competenza di quello che resta un atto di polizia amministrativa sia passato dall’annona ai vigili urbani.

    Quello che, invece, ci preme sottolineare è un’altra cosa, anzi, due cose: la prima è che a 30 giorni dall’invio di queste ordinanze sono stati il bar Botticelli ed un altro paio di esercizi di via S.Giovanni, mentre nulla è successo ai gazebo di Corso Trieste, parimenti irregolari e parimenti abusivi rispetto  a quello del locale di fronte al parco Gabriella.  Secondo punto: mentre un automobilista che prende una contravvenzione dai vigili urbani di Caserta ha come giudice di secondo grado la Prefettura, cioè l’autorità di governo, sapete a chi possono fare ricorso coloro che sono stati colpiti o saranno colpiti da provvedimenti di sequestro dei propri gazebo? Sempre secondo quel capolavoro di delibera che abbiamo citato, agli stessi vigili urbani, cioè a coloro che hanno sequestrato la struttura.

    Insomma, è come se uno condannato in primo grado da un collegio di giudici oppure da un giudice monocratico oppure ancora da una corte d’assise, presentasse appello allo stesso giudice che già l’ha condannato.

    Cose che solo nel comune di Caserta possono capitare.

    Questa storia ci sta appassionando perché, come vi spiegheremo domani, è emblematica dell’impronta schizofrenica della gestione amministrativa di Caserta.

    Allacciate le cinture perché tra poche ore e per tutta la settimana ne leggerete delle belle, anzi delle brutte.

    Gianluigi Guarino

     

    PUBBLICATO IL: 24 febbraio 2014 ALLE ORE 8:00