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    OSPEDALE DI CASERTA, UNO SCANDALO TIRA L’ALTRO. Il tribunale costringe l’impresa della mensa ad un prezzo di 5 euro inferiori a quello fissato dalla gara. 600mila euro in più dove sarebbero andati a finire?


    Ormai, girare nel sito e tra gli atti amministrativi di questa azienda vergognosa, significa sopportare un quotidiano travaso di bile. In questo caso, provvidenziale è stato l'intervento dell'allora direttore generale reggente, Domenico Ovaiolo che ha azzerato una gara fatta da Antonietta Costantini

    OvaioloCostantini

    Nelle foto, da sinistra, Domenico Ovaiolo e Antonietta Costantini

     

    CASERTA – Tante cose abbiamo obiettato da queste colonne intorno all’attività dell’ex direttore amministrativo dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, Domenico Ovaiolo, per gli amici Mimmo.

    Ma l’onestà intellettuale che inseguiamo come obiettivo di vita, ci suggerisce, stavolta di occuparci di una vicenda, in cui Ovaiolo, durante l’ultimo periodo del suo servizio, prima di andare in pensione, ha inciso positivamente ottenendo un risultato economico, in termini di risparmio, sicuramente rilevante per le casse dell’azienda ospedaliera.

    Il nostro racconto riguarda il lungo contenzioso, apertosi tra Ovaiolo, nella veste di direttore generale reggente e la EP vecchissima conoscenza dei lettori di Casertace, per l’incredibile numero di annose proroghe di cui ha beneficiato, per gentile omaggio del Comune di Santa Maria Capua Vetere.

    Nelle vicende strane, complesse e spesso incomprensibili che si verificano ancora dalle parti dell’ufficio acquisti dell’ospedale guidato da Antonietta Costantini, da Formicola, legata a triplo filo al consigliere regionale dei socialisti Gennaro Oliviero, riveste una posizione considerevole anche questa gara, che la EP si è aggiudicata offrendo un prezzo non certo contenuto per ogni pasto, pari a 17 euro e rotti. Naturalmente, quando la documentazione è arrivata tra le mani di Ovaiolo questi ha trasecolato.

    Un’attenta analisi delle tabelle pubblicate dall’osservatorio dell’Autority per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di lavori, servizi e forniture, per accorgersi dell’autentica follia amministrativa che si era consumata con quell’aggiudicazione.

    In queste tabelle viene fissato in 12,12 euro, che sono pur sempre 24mila vecchie lirette, il prezzo per ogni pasto prodotto all’interno di strutture pubbliche per giornata alimentare.

    Di fronte a questa evidenza, Ovaiolo ha convocato la EP chiedendole un’immediata revisione del prezzo, in modo da portarlo in linea con i parametri delle tabelle.

    La reazione non è stata certo pacifica, anzi, diciamocela tutta, è stata ostile. Un incrocio vertiginoso di lettere di fuoco tra Ovaiolo e la ditta dei pasti. Nessuno accordo e questione finita davanti ai giudici del tribunale civile, sezione imprese, di Napoli.

    Davanti ai giudici si è arrivati dopo che Ovaiolo, che, nel mentre era diventato direttore generale reggente, dopo la nota vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Francesco Bottino, aveva provveduto a rescindere il contratto e a individuare un gruppo di imprese, tra le quali aveva scelto la toscana Dussmann Service Srl da Estab Centro Toscana, da cui era arrivata un’offerta di 12 euro e 49 centesimi a pasto per giornata alimentare.

    La novità è arrivata in questi giorni: Ovaiolo aveva perfettamente ragione, dato che il Tribunale Civile di Napoli ha deciso che un accordo transattivo tra le parti si sarebbe potuto sancire proprio alla quota di prezzo prevista dalle tabelle dell’Autority. Chissà perchè a questo punto la EP si è accordata, dichiarando la disponibilità ad accettare di erogare pasti ad un prezzo unitario di 12,12 euro, cioè al prezzo esattamente previsto nelle tabelle.

    Se ha accettato, la EP, che non ci risulta sia diventata in questi ultimi mesi, un ente di beneficenza, vuol dire che ha un margine di profitto anche sui 12,12 euro; vuol dire che a questo prezzo, gli conviene e non poco continuare a garantire i pasti della mensa ospedaliera.

    E qui subentra il già premiato, visto il successone che ha riscosso nell’articolo sul convegno dell’8 marzo, ufficio studi di Casertace.

    Mediamente, ogni giorno, l’ospedale di Caserta produce 320 pasti per i degenti in ognuna delle 3 sezioni alimentari. Dunque, 320 colazioni, 320 pranzi e 320 cene. In tutto fa 960. A questi vanno aggiunti i circa 80 pasti quotidiani che vengono consumati dal personale o da altri ospiti. In tutto siamo a poco più di mille. Siccome la EP ha accettato i 12,12 euro, ritenendo di poter avere dei profitti, anche su questo livello di prezzo, vuol dire che a 17 euro e rotti, un prezzo assurdo rispetto alle tabelle, c’era un guadagno secco di circa 1666 euro al giorno rispetto alla quota tabellare. 1666 euro al giorno significa poco meno di 50mila euro al mese, dato che forse il sabato e la domenica qualche pasto in meno si fa.

    50mila euro al mese, significano 600.000 euro all’anno che, per carità e non per maliziare, ma rimanendo al dato di fatto dell’accettazione da parte di EP dell’accordo a 12,12 euro, significava un super profitto. E ci fermiamo qua, aggiungendo qualche altro dato.

    L’ospedale di Caserta eroga circa 32mila pasti al mese, cioè scarsi 400mila pasti all’anno, per un giro di fatturato 1.616.000 euro che sarà la cifra intascata nei prossimi 12 mesi dalla EP.

    Nel caso in cui, Ovaiolo non si fosse incaponito, la EP avrebbe intascato circa 2.216.000 euro spicciolo più, spicciolo meno.

    Inutile andare avanti, altrimenti il conato ci aggredirà.

    Gianluigi Guarino

     

     

    PUBBLICATO IL: 20 marzo 2014 ALLE ORE 18:51