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    L’EDITORIALE. Paolo Marzo, vicerè di CASERTA, continua a far assumere gente nel global service di Ubaldo Caprio. Ecco un articolo che non leggerà nessuno


    Rappresenta una summa del nostro pensiero collegato al problema supremo di come la politica locale, eludendo le norme che non consentono di fare assunzione nella pubblica amminsitrazione "sistemano" alle spalle della comunità cittadina i loro clientes

    Nella foto Del Gaudio,

    Nella foto Del Gaudio, Caprio, Marzo e Mazzotti

     

     

    CASERTA – Scusate se torniamo su un argomento che abbiamo trattato già tantissime volte. Lo facciamo perché riteniamo che sia uno dei punti cruciali di un sistema di gestione dell’amministrazione comunale di Caserta che nuoce gravemente agli interessi dei cittadini, intesi come collettività.

    Un sistema che continua ad essere adottato anche durante il dissesto gestito, purtroppo, da una commissione liquidatrice  che, a due anni e mezzo dal suo insediamento, non ha dato certo dimostrazione di velocità, di efficienza, e anche di quell’attitudine alla moral suasion che dovrebbe indurre il sindaco e chi lo affianca, a valutare sempre con molta attenzione ogni atto amministrativo, trasformandolo in una funzione inversa in cui il numero dei costi per la collettività sia il più basso possibile a fronte dei benefici da massimizzare a loro volta in misura estrema.

    Il rapporto tra l’amministrazione comunale di Caserta e la Publiservizi, cioè con la concessionaria monopolista in città, è improntato all’obbiettivo suddetto? Il rapporto tra l’amministrazione comunale e la famiglia di Casal di Principe, trapiantata a Caserta, dei Caprio, autentica mattatrice nel settore degli affidamenti e delle gare d’appalto grazie anche all’attività incessante portata avanti da Paolo Marzo, è finalizzato, al di là di tutte le valutazioni opinabili che si possono fare sulle modalità con cui vengono condotte queste gare e realizzati questi affidamenti a fare l’interesse della collettività casertana?

    Quanto paga un casertano per un rattoppo di asfalto nella sua strada sfondata da anni di incuria?

    E quanto paga in relazione al costo unitario sopportato da un cittadino di Bassano del Grappa per la stessa pezza di asfalto? Su questi interrogativi, rispetto i quali il sindaco Del Gaudio, il vicesindaco Ferraro e l’allegra compagnia che li affianca non hanno mai fornito risposte di contenuto ai rilievi di Casertace, limitandosi, invece, a produrre minacce, querele e pensando che uno come il sottoscritto, che ha fatto una scelta di vita testimoniale, unica e irreversibile, si possa lasciare impressionare.

    Non sono in grado di rispondere e di controbattere contenuti che non hanno ai nostri contenuti e cercano la rissa. Ma noi andiamo avanti con le nostre argomentazioni  gettate in pasto a una città troppo superficiale e troppo involuta per misurarsi con esse. Ma il nostro dovere è questo.

    Di sera, per essere sereni, dobbiamo avere la consapevolezza di aver fatto il nostro dovere, di aver testimoniato il primato di una res pubblica offesa, dilipesa continuamente dai politici di questa città al pari dello stato di diritto che è effetto strutturale e architrave più importante.

    Se capita che il signor Caprio riceva senza doversi impegnare in una gara, una proroga di diversi anni per l’erogazione del servizio di cura e manutenzione del verde pubblico cittadino a chi giova questa scelta? Ai casertani? Non crediamo. Caprio, nel momento in cui non ha la necessità di impegnarsi in una gara e di formulare dei ribassi d’asta o offerte economicamente più vantaggiose, incassa subito, ab origine, un bonus di rendita.

    Ora, uno potrebbe pensare che questo sistema della proroga in affidamento diretto potrebbe anche tradursi in un vantaggio per la collettività qualora questo bonus di rendita Caprio lo spenda in servizi, in una potatura più intelligente, più qualitativa, investendo nella ricerca, sulle biodiversità botaniche. Invece, non è così. Perché il sistema è bacato dall’inizio.

    Se è stato prorogato senza gara un servizio ciò sembra dovuto alla necessità di determinare quel bonus, che, per comodità e per semplicità, chiameremo tesoretto, ma non per metterlo a disposizione dei cittadini attraverso l’implementazione della qualità del servizio,  bensì della necessità di una politica in grado di vivere, sopravvivere e alimentarsi solo grazie alle clientele. E allora il tesoretto diventa luogo di razzia per queste orde fameliche.

    Nei mesi scorsi abbiamo citato più volte l’assunzione nel global service del verde del figlio del consigliere comunale Tonino Maiello, il quale, per coincidenza, proprio in quel periodo, ha lasciato il gruppo consiliare di Forza Italia e ha aderito a quello del Mpa governato dalla coppia Paolo Marzo e Ubaldo Caprio.

    Il caso del figlio di Maiello è quello che ha fatto, naturalmente solo su Casertace, più rumore, ma molti altri ce ne sono, in questa azienda del gruppo Caprio, gratificata della citata proroga. E veniamo all’altro global service: quello ugualmente milionario che si occupa della manutenzione delle strade di Caserta.

    In questo caso, se è vero che Caprio è stato costretto a passare, a nostro avviso, pro forma, per una gara d’appalto, è anche vero che il lucro si misura sui livelli chiaramenti maggiori rispetto a quelli del global service del verde. Però, anche qui il cittadino viene buggerato, dato che il costo per metro quadro dell’asfalto appiccicato alle buche è decisamente il più alto di Italia se si vanno a considerare le tasse clamorose che i casertani pagano anche e soprattutto per questo tipo di gestione amministrativa.

    Eppure in questo contesto a fare la parte del leone sono sempre gli stessi. Paolo Marzo, il quale, col suo curriculum vitae, è riuscito a diventare quasi il dominus, al fianco di Enzo Ferraro, della poltica dei danari della città di Caserta, ultimamente, si dice che  ha “sistemato” tre persone di S.Clemente  proprio nel global service della manutenzione. Rifletteteci un attimo: Paolo Marzo vince la gara attraverso il suo socio di fatto.

    Da imprenditore ombra, si trasforma in politico e rimpingua il suo bottino elettorale facendo assumere persone sue nel global service. Un’incidenza fondamentale che risulta decisiva nella veste di imprenditore di peso, in grado di condizionare gli equilibri del consiglio comunale attraverso operazioni come quella di Maiello, certo non finanziate dalle sue tasche, ma da quelle dei casertani e successivamente di incassare un reddito clientelare ed elettorale gestendo le assunzioni. Secondo me, questo Paolo Marzo è il più dritto di Caserta.

    Ovviamente, Caprio, il cui tesoretto è gestito famelicamente dalla poltiica delle clientele, non si ritiene pago del suo profitto e sta sempre lì a far casino se passano dieci giorni dalla scadenza dei termini di pagamento delle fatture firmate dal comune e sta sempre lì dentro alle gare più lucrose del Piu Europa e ora addirittura spara una ridicola cifra di 4 milioni di euro per costruire dei comici gazebo che dovrebbero rappresentare il luogo di accoglienza dei flussi turistici diretti alla Reggia. Nulla succede per caso.

    Il meccanismo è questo  e chiaramente l’articolo che leggete diventerà lettera morta come tutti gli altri già scritti perché questa città riuscirà ad arrivare massimo alla decima riga, decretando ancora una volta il proprio destino determinante per la sua  minorità civile ed economica.

    Sulla Publiservizi non abbiamo voluto approfondire per non pubblicarvi per la centesima volta l’elenco impressionante di parenti, amici, comari e commarelle assunte in un’azienda che poi fa pagare questi privilegi della casta locale ai casertani, ai quali prima vengono appioppati prezzi dei parcheggi, che neanche a Las Vegas, e che poi vengono presi ulteriormente a calci nel momento in cui la Publiservizi non paga la tosap, non paga la tarsu e assume un aggio dell’88% che dei due euro all’ora famosi pagati dal cittadino per parcheggiare in corso Giannone fanno rimanere nelle casse del comune 22 pidocchiosi centesimi a fronte di 1 euro e 78 che finisce nelle tasche della famiglia Natale, che si lamenta pure di essere trattata male da Casertace.

    Questo lunghissimo articolo che leggeranno fino al termine in pochissimi contiene o no contenuti, argomentazioni che si possano consentire di effettuare uno sfogo, che ci possono consentire di esprimere il nostro solito rito liberatorio? Siccome a questo punto ci arriveranno, come detto, in pochi, ci autorispondiamo affermativamente. Caserta è una città di merda.

     

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 16 marzo 2014 ALLE ORE 18:02