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    Consiglieri provinciali di CASERTA a casa in 24 ore. Respinto l’ultimo emendamento, brutta figura del governo che se ne sta muto


    L'ha presentato e illustrato Paolo Russo di Forza Italia

     

    Da sinistra: Paolo Russo, Domenico Zinzi e Giancarlo Della Cioppa

    Da sinistra: Paolo Russo, Domenico Zinzi e Giancarlo Della Cioppa

     

     

    CASERTA – Il deputato nolano di Forza Italia Paolo Russo ha tentato, invano, utilizzando, bontà sua, qualche spunto fornitogli dal nostro articolo di ieri  sull’analisi lessicale dello sgangherato passaggio del comma 79, lettere a e b, del maxi emendamento Delrio, sulla riorganizzazione delle Province, per cercare di far capire al governo, presente in aula con un paio di sottosegretari peones, e alla maggioranze dell’aula, formata dal Pd, Nuovo Centrodestra e Scelta Civica, che, con quella formulazione non sta nè in cielo e nè in terra che anche i consigli provinciali in scadenza nel 2015, debbano andare a casa sin da adesso.

    Non sta nè in cielo e nè in terra, non solo per la questione dell’avverbio “successivamente”, della lettera b, su cui molto ci siamo soffermati ieri, ma anche perchè, sempre nella lettera b si fa direttamente riferimento alla scadenza del mandato, come momento di innesco della procedura di costituzione dei nuovi organismi delle amministrazioni provinciali, frutto delle decisioni e delle elezioni, fatte all’interno dell’assemblea dei sindaci.

    L’emendamento illustrato da Paolo Russo è stato bocciato. Il problema, però, non è questo, ma è rappresentato dal fatto che nè la maggioranza e nè il governo hanno espresso una loro posizione o una loro spiegazione in risposta ai rilievi espressi da Paolo Russo.

    E questo la dice lunga sull’imbarazzo e sulla brutta figura che sta facendo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Domenico Delrio, autore del pasticcio del comma 79.

    Si è parlato, ieri, e anche noi ne abbiamo scritto, della possibilità che il governo, attraverso il Ministero degli Interni, precisasse in una lettera esplicativa il senso misterioso del comma 79.

    Lì, le parole sono fin troppo chiare, e dicono esattamente il contrario di quello che Renzi vuole fare con le Province.

    Conoscendo, un po’ per esperienza cognitiva, come funzionano certe inefficienti bottegucce romane, è probabile che il maxi emendamento Delrio sia stato impiantato su un testo datato dell’Ufficio Legislativo del Ministero degli Affari Regionali o della stessa Presidenza del Consiglio.

    Qualche burocrate di questi, evidentemente per andarsene a cena, ha dimenticato di rileggersi il testo, che, con quella forma, è arrivato in Senato.

    Ed è stato proprio quel burocrate a farci sbagliare il nostro primo articolo, perchè quei buontemponi dei senatori, a loro volta, hanno approvato, o hanno disapprovato, un testo che non si erano nemmeno sognati di leggere, ma che a loro risultava contenere la norma smonta-consigli provinciali, perchè questo gli era stato comunicato dal governo.

    Insomma, una ordinaria storia di relativismo istituzionale e legislativo.

    Ora, il governo, che ha il mazzo scassato di non dover fare i conti con un organo di informazione nazionale, ma con un piccolo organo di informazione locale, i cui articoli, certo, non incidono a Roma più di tanto, fa lo gnorri.

    E lo fa per un motivo molto semplice: se in terza lettura, alla Camera dovesse riconoscere il proprio errore, cambiando il testo della lettera b del comma 79, la legge dovrebbe ritornare, nel meccanismo infernale del bicameralismo perfetto, ancora una volta al Senato, con il rischio, anzi con la certezza, che il disegno di legge scada e debba essere, poi, ripresentato.

    Un aborto italiano, di cui parla e scrive solo Casertace, che, naturalmente, non è in condizioni di fare neppure il prurito al governo Renzi.

     

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 3 aprile 2014 ALLE ORE 12:47