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    ESCLUSIVA. Altro che HAPPY CASERTA, ecco come l’amministrazione Del Gaudio sfregia l’Eremo di S.Vitaliano e la cultura identitaria della città


    In calce la determina di un affidamento di 15 mila euro. Sono stati capaci di spacchettare senza passare per la sovrintendenza anche i 100 mila euro erogati dal Parlamento

    picazio valentino 2(1)

     

    CASERTA - Questa notizia, come la giri e come la rivolti, la dice lunga sul modo con cui la città di Caserta viene governata.

    La guardi come espressione di un fatto amministrativo e ne visualizzi, quasi sconcertato, il virus devastante che fa degli affidamenti a imprese private di lavori finanziati con il pubblico denaro una vera e proprio beneficiata di clientelismo.

    Poi la guardi per comprendere quanto sia sviluppata la sensibilità di chi esercita funzioni amministrative per i beni culturali e per la loro valorizzazione, capisci che questo è un luogo di fumo, di chiacchiere e di ipocrisie. E non riesci nemmeno a sorridere o anche a ridere di fronte a iniziative, tutto sommato simpatiche, come quella realizzata da Edgardo Ursomando e da Ciro Guerriero,  che con una clip mutuata da una creatività non originale, ma comunque apprezzabile, vorrebbero mostrare l’anima gaia e accattivante di una Caserta che non esiste e che quando danza lo fa non come momento di celebrazione della sua bellezza, della sua identità storica, dell’incanto di certi suoi paesaggi, ma per fatua esibizione, momentaneo diversivo, senza sapere effettivamente  il senso e il valore di quei liberi balli simbolici. questa è una città non scanzonata, non sorridente di fronte alle sue difficoltà economiche, ma è una città che non riesce a mettere minimamente in ordine una scala di valori. Dunque, non c’è proprio un cazzo da ballare.

    L’Eremo di S.Vitaliano è una perla della dimenticata collina casertana. Un’oasi di pace assoluta, un luogo di raccoglimento unico del suo genere. Il parlamento italiano, qualche anno fa, grazie soprattutto all’interessamento del deputato Gianfranco Paglia, erogò, con la cosiddetta legge Mancia, dei finanziamenti diretti e precisamente dedicati a questo luogo dell’identità e della storia casertana: l’Eremo di S.Vitaliano incastonato tra Pozzovetere e Casola.

    Successivamente, un altro finanziamento, sempre con la stessa legge e, in questo caso, propiziato dalla deputata Giovanna Petrenga, andò a beneficio delle chiese di Santa Maria di Macerata, a San Clemente, e di Santa Lucia.

    Per i  lavori di ristrutturazione, di ulteriore valorizzazione storico architettonico e conservativo, furono stanziati 100 mila euro. Non è che ci si possa fare granché  con questi soldi, però, ancor meno di serio, di onesto intellettualmente, ci si può fare se questa cifra viene ignobilmente spacchettata in 5 o 6 sezioni, facendo diventare un intervento, ripetiamo, finalizzato alla conservazione storico culturale una banalissima rozza prebenda da attribuire a qualche dittarella amica.

    La determina che noi citiamo oggi riguarda proprio uno di questi stanziamenti. Inutile dire che alla motivazione principale già citata, se ne associa un’altra, legata direttamente alla funzionalità dello spacchettamento rispetto all’agognata necessità di affidare, sotto soglia, direttamente, alle imprese del famoso elenco dei cottimi fiduciari, che una volta vorremmo pure capire da chi è formato, per una volta vorremmo pure capire se queste imprese sono doc, oppure sono rappresentate da qualcuno in nome e per conto.

    Giusto per rendere il discorso ancor più rigoroso, segnaliamo che anche nel nuovo concordato, quello firmato nel 1984 dall’allora premier Bettino Craxi e dall’allora segretario di Stato della Santa Sede, Agostino Casaroli, tutte le chiese sono considerate luoghi di culto e, come tali, sono sottoposte al controllo delle sovrintendenze ai beni culturali, ambientali ed architettonici.

    Non solo hanno spacchettato i 100 mila euro in parti da 10 mila e 15 mila euro, rendendo ancor più evanescente e inefficace un finanziamento che mai come in casi simili, cioè in casi legati a interventi di tale rilievo culturale, devono essere gestiti unitariamente per alimentare un progetto di insieme, magari selezionando un aspetto della struttura da riprendere, rivalorizzare nell’ottica della valenza storica della stessa, ma non hanno mai fatto intervenire la sovrintendenza. L’ultimo caso, come abbiamo anticipato prima, riguarda la determina n° 1423 del 6 settembre 2013 in cui il comune di Caserta, gestore dei 100 mila euro di finanziamento statale, a firma del dirigente Giovanni Natale, affida un lavoro di 15 mila euro all’impresa Izzo Gennaro con sede in via Galatina.

    L’intervento effettuato ha riguardato il consolidamento di un muro con chiusura di lesioni, sarcitura dei giunti di malta disgregati, sistemazione del piazzale ecc…

    Non ha niente di cui… ballare questa città se non risolve, prima di tutto, il problema epocale della qualità dei valori a cui si ispira. La decadenza, il depauperamento del suo patrimonio culturale, sono frutto della mentalità che trasuda da determine come questa.

    Qualcuno potrebbe dire: ma il parroco che ci sta a fare? Il parroco in questione delle parrocchie collinari è don Valentino Picazio. Altro non aggiungiamo se non la considerazione che in quest’epoca occorre avere una grande amore per nostro Signore per mantenere salda la feed. Perché se dipendesse dal clero…

    Altro che happy Caserta. Questo è un funerale della storia e della cultura.

    Gianluigi Guarino

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    PUBBLICATO IL: 19 marzo 2014 ALLE ORE 17:54