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    L’INCHIESTA. Gasparin, Zinzi, Polverino, Santonastaso. Ecco come dattilografi e archivisti sono diventati onnipotenti dirigenti dell’Asl. IL CASO PIANTADOSI


    Nella prima puntata raccontiamo la carriera dell'attuale direttore del distretto sanitario di Casal di Principe. La raccontiamo raccontando quello che non uno qualsiasi, ma niente popodimenoche Andrea Monorchio, ragioniere dello Stato per decenni, ha scritto nella sua relazione a conclusione di una lunga ispezione ministeriale

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    CASERTA - Ci facciamo tentare e siccome la nostra carne è debole, troppo debole quando incrociamo la storia delle malefatte meridionali delle vicende che hanno ridotto il nostro sud nelle condizioni in cui si trova, cediamo al nostro istinto indagatore, violando quelle che sono le norme non scritte ma evidenti del giornalismo del web, fondate su un’agilità espositiva, ma anche sulla brevità della trattazione.

    Tanto più che questi lavori complicati, ponderosi, che Casertace realizza periodicamente (basti pensare alle 10 puntate che abbiamo dedicato alla gestione del Villaggio dei ragazzi di Maddaloni) non sono destinate a lasciare traccia in un territorio repellente rispetto a ogni discorso culturale e che queste inchieste giornalistiche non le merita, dato che è popolato, nella sua magna pars, di autentici caproni, i quali riempiono di futili interessi, di visite e di lettori il nostro giornale, solo quando scriviamo quattro puttanate che diamo in pasto a questo popolo di sprovveduti, ma soprattutto di superficiali, che questo vuole leggere e questo gli facciamo leggere.

    Dunque, articoli del genere  li facciamo soprattutto per noi, per alimentare la nostra anima, per incidere sul nostro benessere psicologico, morale, per poter dire, cavolo, quantomeno gliele abbiamo cantate quattro, niente succederà ma almeno ci siamo sfogati.

    In questi ultimi mesi abbiamo letto e anche scritto diversi articoli relativi alle carriere dei dirigenti che governano non un baretto di periferia, ma l’assistenza sanitaria, le malattie, la vita, la morte, i dolori e le gioie di tutti i cittadini deficienti di questa provincia.
    Abbiamo letto e abbiamo scritto. E ogni volta ci interrogavamo sul come fosse potuto succedere tutto questo.

    Eravamo affamati di conoscenza. Volevamo sapere chi erano e come avevano fatto i mandarini della sanità casertana a diventare degli autentici onnipotenti strapagati e strariveriti, nonostante non avessero né titoli di studio seri, né competenze specifiche se non quella del maneggionismo furbastro, vero marchio dop, questo si, dell’accademia superiore incardinata nella provincia di Caserta.

    Ci siamo messi a cercare. Abbiamo perso un bel po’ di ore di sonno, abbiamo letto articoli d’epoca, tra cui uno pregevole, illuminante e ben scritto da Michele De Michele (oggi direttore e proprietario del sito Campanianotizie).

    Ci riferiamo ad uno scritto  del 1998, comparso  su Lo Spettro, un giornale che ha fatto la fine che ha fatto proprio perché questa è una provincia di ignoranti e di deficienti e perché a questo giornale è mancato quell’atteggiamento che molti dei medesimi deficienti addebitano a Casertace additandolo come  spocchia, ma che al contrario è una tecnica di autodifesa che si sviluppa attraverso il sistematico coglionamento di molti casertani che lo leggono in modo da incassare risorse economiche da poter utilizzare per questi articoli di autentica resistenza culturale e morale.

    Più andavamo a fondo nelle nostre ricerche e più aumentavano quei moti posturali della nostra faccia che esprimono allo stesso tempo disincanto e indignazione.

    Avendo deciso di far partire questa inchiesta c’era da stabilire un metodo di lavoro rispetto all’enorme materiale documentale che siamo riusciti a trovare grazie anche all’apporto di testimoni del tempo, che al tempo e dopo hanno combattuto contro queste autentiche truffe. E alla fine abbiamo deciso che il metodo potesse essere quello semplice di suddividere le nostre puntate in ragione del profilo di ognuno di questi personaggi che partendo da ranghi bassissimi, addirittura da quarti livelli di impiegato d’ordine, senza passare per una seria faticosa fase di riqualificazione, di studio, di acquisizione di titoli accademici e professionali, si ritrovano oggi, nell’epoca di Paolo Menduni, a governare il sistema sanitario casertano.

    L’ARCHETIPO MICHELE PIANTADOSI E L’INDAGINE DI ANDREA MONORCHIO

    Partiamo da un vero e proprio fuoriclasse che di nome fa Michele Piantadosi, attuale direttore responsabile del distretto sanitario n° 20 di Casal di Principe.

    Non dobbiamo sopportare l’incomodo di interpretare più di tanto le carte e i documenti che descrivono la sua biografia. Non c’è bisogno di rafforzare, spiegare, declinare tutto quello che abbiamo letto per far capire quanto sia grave quello che è capitato nella sanità casertana.

    Non c’è bisogno perché la firma del censore è una firma d’autore, niente popo’ di meno quella di Andrea Monorchio, storico ragioniere generale dello Stato per almeno 30 anni, custode di tutti i conti pubblici della nazione.

    E’ Monorchio, infatti, l’autore dell’indagine amministrativa che si pone pensosi interrogativi sugli esiti misteriosi e irrisoluti delle inchieste penali, mai terminate da parte della Procura della Repubblica di S.Maria C.V.e da parte della Procura della Corte dei Conti ed è Andrea Monorchio che firma gli esiti della sua indagine in una circostanziatissima relazione protocollata dal Ministero del Tesoro il 2 ottobre 1997: si tratta della verifica amministrativo-contabile dell’Azienda Unità Santiaria Locale n.15. di Caserta

    Di questa relazione abbiamo letto con attenzione la nota introduttiva ed anche le prime schede dettagliate sugli atti illegittimi, perché così li considerava Monorchio, e non un pincopalla qualsiasi, che hanno determinato carriere d’oro di molti degli attuali dirigenti Asl.

    Cosa dice in sintesi Monorchio di Michele Piantadosi. Assunto dalla Cassa Mutua Provinciale degli artigiani di Caserta passa all’Usl con la funzione più bassa di impiegato d’ordine, perché evidentemente quello gli consentivano i suoi titoli e i requisiti.

    DA DATTILOGRAFO A SUPER DIRIGENTE: IL SALTO QUINTUPLO

    Piantadosi viene inquadrato dal Comitato di Gestione dell’Usl n° 15 di Caserta, che, al tempo, aveva competenze di gestione anche sull’Ospdale civile, nel ruolo di archivista dattilografo, 4° livello. A quel tempo, coordinatore amministrativo dell’Usl n° 15 era Saverio Gannini, indicato come avvocato, ma, soprattutto, imparentato con Michele Piantadosi.

    Con la delibera n° 649 del 30.3.1990, da archivista dattilografo, direbbero i francesi d’emblée, diventa dirigente tecnico, sociologo collaboratore, conquistando un vertiginoso 9° livello che gli consente, probabilmente, di raddoppiare lo stipendio, ma anche di costruire una posizione che, come vedremo in seguito, gli consentirebbe teoricamente, oggi, anche di diventare direttore generale di un Asl. Pazzesco!

    Al tempo esisteva ancora un organismo di controllo regionale di tutti gli atti che venivano realizzati dagli enti locali e dagli enti strumentali sottordinati. Si chiamava CO.RE.CO. che non era una nuova arteria autostralde di collegamento tra le province di Como, Reggio Emilia e di nuovo Como, ma era il comitato regionale di controllo, poi di nuovo sparito per ingolfare i Tar e per ingrassare di quattrini gli avvocati amministrativisti.

    Ebbene qui inizia un incredibile ping-pong che sarebbe meglio chiamare braccio di ferro tra l’Usl di Caserta e il CO.RE.CO. di Napoli.

    L’organo di controllo annulla sistematicamente, e in più occasioni, come fa notare Andrea Monorchio nella sua relazione, il salto quintuplo che trasforma Piantadosi da zucca a principe. Il CO.RE.CO respinge e l’Usl ineffabilmente e sfrontatamente reitera quella nomina.

    Accade con il provvedimento n. 37460/1222/179 del 9 luglio 1986. Scrive il CO.RE.CO. di Napoli: “trattasi di sanatoria in posto appartenente a ruolo e profilo professionale diversi da quelli a cui appartiene l’interessato” e che “in ogni caso non risulta conferito incarico, ai sensi della normativa vigente, con atto perfetto in posto vacante, cosi come previsto dall’art. 1 legge 207/1985″.

    IL SOCIOLOGO DI 10° LIVELLO

    In poche parole è una funzione letteralmente inventata quella di sociologo collaboratore, ma fatto ancor più grave, l’Usl ha utilizzato la legge 20 maggio 1985 n.207/1985 art. 1, che, pur essendo molto permissiva eppur bonificando delle posizioni nella pubblica amministrazione (che ve le raccomando), non arrivava a prevedere la follia di un passaggio immediato da un rango di 4° livello a un ragno di 9° livello, né il passaggio dal ruolo amministrativo al ruolo tecnico, né il passaggio dal profilo professionale archivista dattilografo al profilo professionale sociologo.

    Ma l’Usl non demorde. Piantadosi deve fare carriera. Incassata la bocciatura del CO.RE.CO. rispetto all’errata applicazione di una legge, la 207, tra le poche nel diritto amministrativo che prevedeva la nullità e non una semplice annullabilità degli atti difformi, il Comitato di Gestione ritorna alla carica. Lo fa con una delibera dell’89, la 110, ugualmente bocciata dal CO.RE.CO., fino ad arrivare alla 649 che diventa esecutiva per decorrenza dei termini.

    A questo punto Piantadosi si è infilato, anche perché il CO.RE.CO. spossato, ha fatto scadere i termini per la sua risposta. E Monorchio nella già citata relazione ispettiva passa alla citazione della delibera dell’Amministratore straordinario n. 444 del 8/3/1994  “di approvazione della graduatoria del concorso interno per titoli ed esami ad un posto di sociologo coadiutore”, udite udite, 10° livello.

    Prima dell concorso la vicenda era diventata oggetto anche di un’indagine giudiziaria di cui il Ministero del Tesoro assume documentazione attraverso una nota della Compagnia dei Carabinieri di Caserta del 25 gennaio 1991 e mediante un verbale della Guardia di Finanza, del 21/1/1992, citando nel contempo anche una denuncia presentata da mano ignota, evidentemente, alla Corte dei Conti e di cui, scrive testualmente Monorchio: “non rinvenuta agli atti”.

    Intanto dalle Usl si è passati alle Asl. La relazione ispettiva di Monorchio pesa come un macigno e conseguentemente l’amministratore dell’Asl Amedeo Romano è costretto  il 25 agosto del 1998 ad annullare l’inquadramento come dirigente tecnico.

    SANATORIA O SANATRASTOLA?

    Attenzione, non si tratta della ricostituzione dell’imperio della norma, ma di un altro escamotage, dato che Piantadosi, il sociologo dirigente, viene ammesso a sanatoria ai sensi dell’art. 32 c.13 della legge n°27 dicembre 1997, n.449 e aggancia Piantadosi a quello che l’Asl ritiene possa essere la possibilità tombale di sanare la sua posizione, restituendogli la carica di dirigente. Infatti, l’articolo a cui si richiama l’Asl, e cioé il 32 c.13, non sana gli inquadramenti illegittimi, ma solo quelli difformi dalle norme concorsauli date dal Decreto del Ministro dell Sanità  30 gennaio 1982, curiosamente anche in questo caso art.32.

    In poche parole un inquadramento illegittimo, qual è secondo Monorchio e secondo più pronunciamenti del CO.RE.CO quello di Piantaodsi, diventa per l’Asl di Caserta, un inquadramento difforme dalle norme concorsuali.

    La sanatoria, secondo il decreto ministeriale dell’82, deve annullare gli inquadramenti entro 3 mesi dalla data in vigore della legge. Qualora l’inquadramento sia avvenuto sulla base di concorsi interni per titoli integrati da colloquio, ai quali siano stati ammessi a partecipare dipendenti appartenenti alla qualifica immediatamente inferiore, con anzianità di servizio di almeno cinque anni nella qualifica medesima, ancorché sprovvisti del titolo di studio prescritto per l’accesso alla qualifica corrispondente… e il caso di Piantadosi non rientra assolutamente in queste previsioni del D.M.

    Ricordatevi bene quest’articolo 32 del decreto ministeriale del 1982, perché attraverso la sua aberrante applicazione farlocca e fasulla sono state bonificate decine di posizioni di impiegati d’ordine, di sotto-impiegati, di medici senza titoli, divenuti dirigenti amministrativi, primari e quant’altro.

    La prossima puntata la dedicheremo a Giuseppe Gasparin, ma in questa vicenda fu, al tempo, molto discussa anche la posizione, in quel caso si trattava della promozione a primario nell’ospedale di Piedimonte Matese, dell’attuale presidente della Provincia, Domenico Zinzi.

    Gianluigi Guarino

     

     

    PUBBLICATO IL: 27 marzo 2014 ALLE ORE 17:35