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    Il 5 aprile vanno a casa Nicola Garofalo, Stellato, Schiappa, Mirra e tutti i consiglieri provinciali. Zinzi e la giunta in carica fino al 31 dicembre


    Un po' controvoglia, perchè basterebbe leggersi sto cazzo di testo del Ddl Delrio, come abbiamo fatto noi stanotte per spiegarlo bene ai lettori, siamo costretti, sollecitati da molti di loro, a chiarire come andranno le cose nei prossimi mesi

    Da sinistra: Nicola Garofalo, Giuseppe Stellato e Giovanni Schiappa

    Da sinistra: Nicola Garofalo, Giuseppe Stellato e Giovanni Schiappa

     

     

     

    CASERTA – Un po’ di chiarezza perchè ce l’hanno chiesta alcuni nostri lettori, disorientati da un’informazione che, sia a livello nazionale che a livello provinciale, non è riuscita a spiegare un tubo su quello che concretamente succederà già nel giorno della pubblicazione della legge che rivisita profondamente organismi e competenze delle amministrazioni provinciali.

    Intanto, la legge non è ancora legge, perchè manca un, seppur scontato e rapidissimo, terzo passaggio parlamentare, questa volta alla Camera dei Deputati, determinato dalle modifiche che il Senato ha realizzato nel testo, a partire dal maxi emendamento, su cui ieri, mercoledì, ha posto e ottenuto la fiducia a Palazzo Madama dopo averla scampata bella, grazie all’assenza (voluta?) di 17 senatori di Forza Italia durante il voto sulla pregiudiziale di costituzionalità, presentata dal Movimento 5 Stelle e passata per il rotto della cuffia, con due voti di scarto.

    All’indomani dell’approvazione, a parte dell’aula di Montecitorio, la nuova legge sarà pubblicata sulla gazzetta ufficiale, orientativamente il 4 o il 5 aprile prossimi. Da quel minuto esatto cesseranno le cariche dei consiglieri provinciali.

    In poche parole, da Della Cioppa a Garofalo, passando per Stellato e Antonio Mirra, fino a tutti gli invisibili di cui abbiamo anche dimenticato il nome, vista la loro impalpabilità, non saranno più consigliere provinciali.

    Aboliti, azzerati, come l’organismo a cui hanno dato (si fa per dire) sostanza.

    Prima conseguenza: i vari Garofalo, Della Cioppa, Stellato, Brancaccio e compagnia cantata non si vedranno staccare, a fine mese, l’assegno da mille e passa euro che hanno introitato per la loro carica e perla partecipazione, spesso fasulla e fraudolenta, visto che certe riunioni avvengono solo sulla carta, alle commissioni consiliari.

    Da quel momento e fino al 31 dicembre prossimo rimarranno in carica il presidente Zinzi e  (poveri noi!) la giunta provinciale di Zaccariello e compagnia.

    Dal 1 gennaio prossimo partiranno le procedure per la ridefinizione del nuovo consiglio provinciale, che uscirà fuori dalle designazioni fatte dai sindaci della provincia e che, al suo interno, dovrebbe eleggere un coordinatore o un presidente.

    Ciò vuol dire che Zinzi resta in carica per i prossimi 9 mesi, e tutto sommato non ambierà granchè, visto il contributo che il Consiglio provinciale ha dato in questi anni.

    Questa riforma è un aborto, perchè le province, in pratica, pur declassate e pur private di alcune competenze, restano in piedi con un meccanismo che dovremo capire attraverso i regolamenti ministeriali che saranno emanati nei prossimi mesi.

    La strada maestra sarebbe stata quella dell’abolizione totale. Ma questo può avvenire solo attraverso una riforma costituzionale che, ai sensi dell’articolo 138, è questione un po’ lunga e complicata.

    Per il momento, come ha detto Renzi, un paio di migliaia di consiglieri provinciali immediatamente, e successivamente, assessori e presidenti, con il codazzo dei nominati negli enti strumentali subordinati, dovranno cercarsi un lavoro.

    E siccome non sanno fare un cazzo, se non papparsi le indennità, sarà pure difficile che lo trovino.

     

    G.G.

    PUBBLICATO IL: 27 marzo 2014 ALLE ORE 11:06