CAMORRA E POLITICA A LUSCIANO / Il miliardario Giovanni Verolla, oltre alle feste con i vip della politica, chiede anche il numero dei telefonini dei giornalisti. Il caso di Vincenzo Salernitano

Agli occhi del sottoscritto, è normale che sia stato il leader del Pdl di Aversa Nicola Golia a dare il numero del cellulare della giornalista Natale all'imprenditore. Il presidente non può far finta di nulla di fronte alle parole del pentito Iovine

NELLE FOTO, DA SINISTRA, IL COORDINATORE CITTADINO ED EX VICE PRESIDENTE DELLA PROVINCIA, NICOLA GOLIA E VINCENZO SALERNITANO

Farebbe bene a non agitarsi più di tanto l'imprenditore proprietario di yacht, Giovanni Verolla, di fronte agli articoli che in questi giorni sono stati pubblicati che lo riguardano direttamente. Farebbe bene a non agitarsi, perchè i giornalisti, anzi i pochissimi giornalisti che hanno avuto la forza di occuparsene (noi della Gazzetta di Caserta, naturalmente) non hanno fatto altro che riportare, in copia conforme, quello che di Giovanni Verolla è stato scritto in un'ordinanza di un giudice della Repubblica Italiana. Eppure, Verolla si agita. L'ha fatto anche oggi, contattando, sul suo telefonino personale, la collega della Gazzetta di caserta Marilena Natale, la quale si stupisce del fatto che quel numero personale, a Giovannni Verolla, gliel'abbia dato un noto esponente politico del Pdl di Aversa. Io invece, non mi stupisco del fatto che Giovanni Verolla chiami Nicola Golia ex vicepresidente della Giunta provinciale e coordinatore cittadino del Pdl di Aversa, per farsi dare il numero personale della Natale. E non mi stupisce neppure che Nicola Golia gliel'abbia dato. Giovanni Verolla, infatti, socio in affari del dominus della politica luscianese, nonchè consigliere provinciale di area zinziana, Mariniello, ha coltivato per anni e anni rapporti privilegiati con tutto il gota della politica aversana e casertana. E mentre va considerata una dichiarazione, ancora priva di riscontro, quella resa dal pentito Massimo Iovine che parla di autentici summit di camorra, a cui, più o meno direttamente, partecipava il facoltosissimo imprenditore di Lusciano, non è un dato assolutamente discutibile quello legato alla partecipazione di molti politici, largamente in vista, soprattutto del Pdl, alle sontuose feste, organizzate nel villone mega galattico di Verolla.

Naturalmente, i vari Pasquale Giuliano, Domenico Zinzi, Mario Landolfi, Daniela Nugnes e altri ancora che sono stati avvistati in queste feste, non conoscevano la circostanza della dichiarazione del pentito Massimo iovine, anche se, in verità, l'ultima di queste feste è avvenuta doppo l'emissione dell'ordinanza-Fabozzi. Ma che ci volete fa': Figuriamoci se i nostri politici, che se leggono topolino, si limitano ai disegni e si gurdano bene da intercettare le parole scritte nelle nuvolette, hanno l'estro di prodursi nella lettura e nello studio di 4-500 pagine di un'ordinanza. Golia e Verolla sono molto amici. Ma questo, al momento, è un dato assolutamente irrilevante da un punto di vista giudiziario, ma non sta bene che Nicola Golia fornisca al suo "re di danari" il numero personale dei giornalisti.


Questo per quanto riguarda l'imprenditore delle super ville e delle super barche, ma quello che scrive oggi Marilena Natale sulla Gazzetta di Caserta, diventa molto più importante, nel momento in cui evidenzia che nonostante la vicenda del Pip di Lusciano fosse entrata pesantemente nel corpo dell'ordinanza-Fabozzi, nessun prudente rallentamento, nessuna prudente riflessione sono stati realizzati dall'amministrazione comunale del sindaco Fattore. E così, con la firma, la paternità materiale, ma soprattutto, morale di prezzemolino,anzi prezzemolone, Gennaro Pitocchi, l'attribuzione dei suoli è stata fatta lo stesso, nei modi ampiamente discutibili, raccontati dalla stessa Natale nel suo articolo. L'ultimo passaggio lo merita quello che si configura come un altro caso spinoso, il caso che coinvolge l'attuale presidente del consiglio comunale di lusciano Vincenzo Salernitano, il quale sempre a detta di Massimo iovine, era amico di Luigi Guida, detto "o drink", reggente, seppur inquieto e recalcitrante del clan Bidognetti.


Anche in questo caso, non mi sfiora neanche il pensiero di considerare il presidente Salernitano un amico di Luigi Guida. Fino a prova contraria, Salernitano è una persona per bene, mentre Massimo Iovine, cho lo coinvolge, è un camorrista con diversi omicidi sul groppone. Detto questo, però il presidente del consiglio comunale Vincenzo Salernitano, aveva il dovere di spiegare pubblicamente la sua posizione,di respingere ogni sospetto, di dire forte e chiaro che un bieco camorrista non può mettere in mezzo un politico, sporcandogli l'immagine, Di dire, cioè, che lui non ha mai avuto a che fare nè con Luigi Guida, nè con Massimo iovine, è con nessun camorrista. E il sindaco Fattore aveva il dovere di chiedere a Salernitano un pubblico chiarimento, perchè questo non è doveroso per i signori Fattore e Salernitano, ma è cosa doverosa per il sindaco Fattore e per il presidente Salernitano. Le loro spiegazioni non dovevano riguardare la difesa delle loro persone, ma la difesa delle istituzioni che vengono sfiorate, oggi, da un sospetto che nel momento in cui non viene respinto al mittente, diviene un sospetto ancora più sospetto.


Non voglo insegnare il mestiere a quelli della prefettura di Caserta ma sarebbe opportuno fare una chiacchierata con i giudici della Dda per capire se le dichiarazioni del pentito Massimo Iovine hanno trovato riscontro in quelle di Luigi Guida, a sua volta collaboratore di giustizia. Naturalmente, il segreto istruttorio rende questa operazione complicata, ma è chiaro che a questo punto, diventa essenziale comprendere se lo stato dell'arte di questa indagine, giustifichi già l'invio a Lusciano di una commissione di accesso, che come ci insegna la giurisprudenza consolidata, soprattutto dei tibunali amministrativi e del consiglio di stato, necessita di un numero di elementi quantitativamente e qulitativamente migliori rispetto a quelli essenziali per giustificare un provvedimento della giurisdizione penale. Ma come scrive giustamente la Natale, alla prefettura di Caserta, da anni, si dormono sonni profondi. E la prefettura di Caserta non è mai stato un serio presidio contro il propagarsi della metastasi dell'infiltrazione camorristica all'interno della pubblica amministrazione.


Gianluigi Guarino



27 gennaio 2012
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