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    La “botta di mazzo” di Angelo Consoli, ovvero, ora o mai più: dopo il voto decisivo pro Cesa- De Mita, o diventa assessore regionale oppure torna a fare il medico a Sparanise


    La pletorica votazione di domenica scorsa, che ha visto prevalere la mozione del segretario uscente su quella di D'Alia che avrebbe determinato l'avvento di Giampiero Zinzi alla vice segreteria nazionale, offre un'occasione irripetibile all'ex "cavalier servente", oggi affrancatosi dal feudo di Mimì

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    CASERTA- Quello capitato ad Angelo Consoli è un colpo di “mazzo” che potrebbe non ricapitargli più, anzi ne siamo sicuri, non gli ricapiterà più. L’essere stato decisivo, domenica scorsa, a Roma con i voti dei suoi cinque o sei delegati, per l’esito del congresso nazionale dell’Udc vinto dalla coppia Cesa- De Mita, a scapito della mozione dell’ex ministro D’Alia, appoggiata da Casini, dagli Zinzi e dalla gran parte dei delegati casertani, lo pone nella condizione di chiedere allo stesso Cesa strumenti concreti, che lo possano seriamente rafforzare sul territorio , in vista delle prossime elezioni regionali che, al momento, per il medico sparanisano, rappresentano ancora una “mission impossible”.

    Perchè se è vero, come è vero, che la vittoria di Cesa e di De Mita dovrebbe portare alla nomina di un commissario regionale, certo non amico degli Zinzi, è anche vero che l’anno prossimo questo commissario regionale non potrà, realisticamente, non inserire nella lista del partito nella provincia di caserta, candidati espressi dal presidente della provincia, che, ricordiamo, a quell’epoca, presidente della provincia non sarà più, visto che l’esaurimento del suo mandato quinquennale conciderà anche con l’abolizione dell’ente di corso Trieste.

    Tra questi candidati di fede zinziana ci potrebbe essere anche lo stesso Giampiero Zinzi, soprattutto ora che la data delle elezioni politiche sembra essersi allontanata e che l’ipotesi di un contemporaneo turno elettorale, che metta insieme regionali e parlamentari è diventata una ipotesi molto più remota.

    Stando così le cose, pur riconoscendo il dato di fatto che con Zinzi non più presidente della Provincia potrebbe ridursi l’influenza clientelare nel meccanismo di ricerca delle preferenze, è evidente che non ci sarebbe partita: Giampiero Zinzi, piuttosto che  un candidato espresso dalla famiglia straccerebbero Angelo Consoli nella corsa per quello che, presumibilmente, sarà l’unico consigliere regionale eletto a Caserta in quota Udc.

    E torniamo alla relazione tra “la botta di mazzo” e l’occasione irripetibile. Ora o mai più:  Angelo Consoli può chiedere a De Mita e a Cesa di dargli quella forza in grado di consentirgli di avere qualche chances aggiuntive alle regionali. C’è solo un sistema: diventare assessore regionale, in modo da far entrare in consiglio l’attuale primo dei non eletti Enzo Melone, il quale, poi, potrebbe non candidarsi alle prossime regionali e sostenere apertamente Consoli che quelle elezioni le farebbe, particolare non irrilevante, seduto su una poltrona di assessore, al fianco di Caldoro.

    Le condizioni ci sono, visto che gli attuali 4 consiglieri regionali, superstiti al passaggio dell’irpino Foglia con il nuovo centro destra, rispondono tutti a Cesa e a De Mita. In più, la poltrona lasciata libera, da quasi un anno, da De Mita junior, è rimasta vuota e non può che toccare a un esponente Udc. Tra le altre cose, questa dinamica di risistemazione delle pedine di governo, dovrebbe esulare dal meccanismo del rimpastone, nel quale nuovi assessori politici andrebbero a sostituire gli assessori regionali tecnici, ma solo dopo le elezioni europee. Ora è anche possibile che Caldoro, temporeggiatore per carattere e biologia dica che l’intera operazione di ridefinizione della scacchiera del suo governo vada fatta dopo le elezioni per Strasburgo e Bruxelles, ma è chiaro che se Cesa e De Mita ponessero la questione, rivendicando l’evidenza di una diversità, di un’originalità del caso Udc, rispetto a quello dell’avvicendameto dei tecnici, Caldoro potrebbe trovarsi in difficoltà nel dire di no.

    Sarà, Angelo Consoli, in grado di interpretare questo momento, e di giocarsi l’unica carta per la sua sopravvivenza politica? Conoscendo il suo carattere ci sembra difficile, ma chissà se “Darwinianamente” non andremo ad assistere ad una evoluzione della specie.

    Gianluigi Guarino

    PUBBLICATO IL: 26 febbraio 2014 ALLE ORE 11:19