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    A CERVINO si ricordano Carlo e Giovanni Piscitelli. Giovanni De Lucia: “Difficile il perdono se dopo anni chi sa ancora non denuncia”


    Alla "giornata della riconciliazione", svoltasi presso la fazione Messercola è intervenuto anche don Tonino Palmese, il quale ha trattato l'impegnativo tema del perdono, e il vescovo di Acerra Antonio Di Donna

    Nella foto Carlo e Giovanni Piscitelli

    Nella foto Carlo e Giovanni Piscitelli

    CERVINO – Ieri, sabato, primo marzo,s’è tenuta presso la frazione di Messercola di Cervino la “la giornata della riconciliazione”. Alla manifestazione sono intervenuti don Tonino Palmese, referente per la Campania di Libera e autore del libro “Le parole sono stanche” edito da Rubbettino, e, dopo la messa in suffragio pre i sindaci Carlo Piscitelli e Giovanni Piscitelli, il vescovo di Acerra mons. Antonio Di Donna.

    Purtroppo la pioggia ha davvero rovinato l’evento, infatti, per tal motivo si è dovuta annullare la prevista fiaccolata che dalle scuole medie “E. Fermi” avrebbe dovuto poi raggiungere la chiesa di Maria SS. Immacolata.

    Il tema posto da don Tonino palmese nel convegno  è stato tutto incentrato sulla dimensione del “perdono”, sostenendo che nei nostri territori manca questo aspetto importante del cattolicesimo in quanto il perdono s’è ridotto a mero fatto esteriore alla recita di una formula privandolo del suo aspetto più edificante e più cristiano ovvero la dimensione della riparazione.

    Afferma don Palmese, prendendo spunto dal passo evangelico di Luca della figura di Zaccheo il pubblicano, che il perdono senza riparazione e senza conciliazione non può definirsi tale. I nostri territori quindi pagano quest’aspetto portando a una patologia schizofrenica di un perdono a Dio per i propri peccati verso il nostro fratello, ma senza in realtà poi conciliarsi, riparando al peccato fatto, con lo stesso.

    Portando il tutto dalla dimensione spirituale a quella sociale il recitare solo una formula assolutoria eliminando l’aspetto concreto della riparazione si rafforza, Secondo don Tonino, nel credente la figura del cristiano-malfattore.

    Un esempio concreto di quest’aspetto patologico del perdono, secondo don Palmese, si può evincere ricordando il bunker del boss Zagaria, che lui stesso ha visitato, simile a una chiesa piena d’immagini e statue di madonne e santi: il malfattore che elevando il suo rapporto personale con Dio si sente rappacificato come credente ma malfattore rimane.

    Don Tonino Palmese ha anche criticato l’atteggiamento della Chiesa nei secoli perché ha avallato questo tipo di perdono e sperando che l’attuale vicario di Cristo possa “mettere mano” a questo importante sacramento.

    Nel breve dibattito che ne è seguito  è stato interessante l’intervento duro di Giovanni De Lucia, noto esponente politico locale, che ha lamentato, ponendo il caso del brutale assassinio del sindaco Giovanni Piscitelli, come sia difficile questa dimensione del perdono se dopo anni chi sa ancora non denuncia, e chi parla porta calunnia, invece di porre un aiuto nello scoprire la verità.

    Il Vescovo mons. Di Donna ha ricordato come vi sia bisogno per l’uomo di riconciliarsi con il creato (la natura), e con le creature (gli uomini), ma soprattutto con Dio senza il quale non è possibile alcuna riconciliazione né con il creato né con gli uomini né con se stesso.

    Alfredo Ferrara

    PUBBLICATO IL: 2 marzo 2014 ALLE ORE 8:53