CASERTA - Adesso basta. Il popolo bianconero si è rotto i cosiddetti, ormai è chiaro, e merita rispetto. Il presidente Gervasio (forse il meno colpevole per aver ereditato situazioni economiche scottanti) ha diffuso l'ennesimo grido d'allarme come del resto faceva a cadenze regolari il predecessore Caputo (che si dice che abbia abbandonato la società, poi riappare ogni tanto anche lui). La situazione sarebbe, sottolineiamo il condizionale, tale che la Juvecaserta potrebbe chiudere tra 15 giorni se non ricevesse altri aiuti economici. Ora, provando a ricostruire quello che è accaduto in questa disgraziata stagione, tutto è cominciato sapendo già che di questi tempi i nodi sarebbero venuti al pettine perché i soldi non bastavano a concludere la stagione. Salvo, poi, che a cavallo delle feste si è diffuso un nuovo ottimismo, è arrivato Bell in pompa magna (di cui non stiamo ad analizzare il discutibile contributo tecnico, si dice abbia già la saudade a stelle e strisce), sembrava che si potesse finire l'anno tranquillamente (mentre riappariva casualmente Caputo al Palamaggiò) e che addirittura per i prossimi anni nel cielo della Juve splendesse un sole equatoriale. Si diceva che sponsor del calibro di Harmont & Blaine, o simili, potessero investire copiosi denari nel basket e rilevare tutta la baracca ricostruendo sulle macerie del dopo Pepsi-Caputo.
Ora, senza volerci perdere in discorsi da bar che cadrebbero inevitabilmente in supposizioni qualunquesche prive di fondamento, Caserta vuole sapere: qual è la dannata verità e perché si è arrivati a questa agonia? Di chi sono le colpe? Degli sponsor insolventi o che semplicemente non ci sono sul territorio? Di Caputo che ha amato troppo o ha abbandonato la sua creatura? Della nuova società inefficiente? Degli abbonati che non hanno fatto l'abbonamento? Di Caserta che si è scoperta essere città del basket solo di nome (poiché alla giornata bianconera abbiamo visto 2000 paganti e al torneo che ospitò il Cska c'erano 200 persone a vedere l'Armata Rossa)? Magari non sarà una ragione sola, o anche nessuna di tutte queste elencate. Però ora si facciano nomi e cognomi, si apra il vaso di Pandora, perché i tifosi veri della Juvecaserta ne hanno le scatole piene tanto da essere indotti a pensare che è quasi meglio sparire come nel '98 (anche se i debiti di allora, dopo il declino Maggiò, erano molto più seri) e ripartire da un management serio, magari anche ridimensionati in qualche serie minore se è questo che Caserta attualmente può esprimere. Adesso però basta fare affari, illudere, esaltare, mentire, sporcare, fare politica su una delle poche, forse unica, realtà positiva di questa terra, che si basa su una sana passione che vuole solo applaudire una maglia bianconera che spedisce una palla arancione in un cerchio: il basket.
Alfonso Norelli
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